Messaggero


Il Messaggero del 17 aprile 2004

Il Messaggero Una cascata di treccine simbolo e vezzo
di Francesca Bellino

Per gli africani avere una chioma di treccine è il simbolo di appartenenza al proprio popolo. Per gli italiani è semplicemente un costoso vezzo.


Il cuore delle treccine a Roma è in via Giolitti dove si concentra il maggior numero di centri di acconciature africane della città. «Con l'arrivo dell'estate la richiesta cresce soprattutto da parte degli italiani» spiega Ilo Maureen, nigeriana che da due anni gestisce il salone "Top girls". «Per ricoprire una testa di trecce c'è bisogno almeno di 6 ore se la lunghezza del capello è media e anche di giorni per chiome lunghe».

Fare treccine è un'arte. Ci sono due modalità distinte. I seguaci di Bob Marley sono i rasta che portano i dreadlock: Sono capelli incolti, non lavati e non pettinati» spiegano gli adepti del look. Poi ci sono le treccine che possono essere tessute sui propri capelli o applicate alla cute. Il costo va dai 70 euro in su. «In tutti e due i casi - spiega Kingston, rasta - gli italiani non gli danno nessun valore, se non estetico». Kingston, famoso nel quartiere come il "Re dei Re", risiede da tanti anni a Roma e non ha mai tagliato i capelli. «E' un nero naturale» come dice Justin che per vivere fa treccine a domicilio.
Per gli africani, quindi, queste acconciature sono diventate un business, ma la vera Regina degli intrecci è un'italiana. E' Anna Silenzi e da 30 anni gestisce un salone dietro la stazione Termini. «Ho sempre avuto clienti di diverse nazionalità - racconta - Ho osservato tanto le acconciature delle donne nere. Ho notato con stupore la cura che avevano di loro stesse e ho imparato a fare questi lavori meravigliosi».
La moda è così diffusa che è possibile avere un preventivo personalizzato andando sul sito www.lovelyhair.it. Rispondono la nigeriana Joy e suo marito Gianni.



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