Amina


Amina n. 411 di Luglio 2004

Amina Joy Aimiuwu
di Francoise Essangui

Gli italiani si accostano alle acconciature Afro.


Nel 2001, Joy Aimiuwu, giovane immigrata nigeriana, fondò a Roma l'associazione Lovely Hair. L'idea di base era quella di promuovere e diffondere le tradizioni dell'africa subsahariana, essenzialmente attraverso le acconciature. Joy Aimiuwu, la fondatrice di LovelyHair Con l'aiuto delle sue amiche Frida (Camerun), Olga (Madagascar), Nana (Senegal) e Janeth (Ghana), lei ha creato una catena di parrucchiere che attraversa tutta l'Italia. A 28 anni Joy sogna una società italiana aperta e multiculturale, che riconosce nell'immigrazione una risorsa per la comunità.

Come ti è venuta l'ispirazione di creare l'associazione Lovely Hair?
Un giorno ho incontrato di nuovo, per pura fortuna, una mia amica nigeriana, Rita, che avevo perduto di vista da qualche anno. La nostra rimpatriata si è conclusa con una seduta di "braiding". Mentre le facevo le sue treccine fine lei ha esclamato: "ma tu non hai mai pensato di fare le treccine alla gente di qui?". L'ho trovata una idea geniale e ne ho parlato con i miei amici e parenti. Ho proposto ad una delle mie zie, che vive adesso a Milano e che pratica la stessa "arte", di associarsi a me. Noi eravamo quindi due all'inizio. Poco a poco la catena si è ingrandita. Oggi siamo presenti nelle più gramdi città italiane (Roma, Trieste, Milano, Torino, Firenze, Cagliari, Perugia...).
Come siete arrivati ad estendere la catena Lovely Hair?
Mio marito, Gianni che è esperto di informatica, mi ha molto aiutata. Nel 2001 ha creato per me il sito www.lovelyhair.it. E' così che ho potuto far conoscere l'associazione. La gente mi contatta da tutta Italia. Ricevo molto spesso messaggi del genere: "Sono ivoriana, sono anch'io esperta di acconciature afro e sarei felice di lavorare con voi..." Gianni ed io le invitiamo da noi, per conoscerci meglio, e soprattutto per spiegare loro quello che, per me, non si tratta di un lavoro ma soprattutto di un bisogno di riunire persone di tutti gli orizzonti africani, che condividono la mia stessa passione. Io amo essere circondata da persone ed è sempre con piacere che ospito gente presso di me. Questo mi ricorda l'Africa. E' solo più tardi che ho pensato che avrei potuto condividere l'arte dell'acconciatura africana con gli italiani. Questo potrà anche diventare un mezzo per far loro scoprire l'Africa, e guadagnare il loro rispetto. In breve, di cambiare la loro mentalità.
Che cosa vi distingue dalle altre ragazze africane che fanno queste acconciature in Italia?
Lo scopo. Noi siamo dieci giovani donne, ripartite sul territorio italiano, con l'obbiettivo non di fare semplicemente treccine per soldi, ma di fare cambiare l'immagine che gli italiani hanno dell'Africa e degli africani. Noi non abbiamo dei saloni, e Joy Aimiuwu, la fondatrice di LovelyHair riceviamo nelle nostre case, perché questo è più "conviviale". Io accolgo chi viene a casa mia come una amica. Non sto a guardare quanto tempo impiego per finire, ci può volere una giornata intera. Ma, per me, non è tempo perso perché io voglio che il mio lavoro sia perfetto.
Secondo voi che cosa ricerca la gente quando viene da voi, solo farsi le treccine, scoprire una cultura o semplicemente passare qualche momento piacevole?
Io tengo sempre a precisare alle persone che vengono a visitarci che non siamo un salone di acconciature, ma una associazione. Lo scopo è quello di avvicinare le due culture, di comunicare, e, purtroppo, la più sorda delle due è la cultura italiana. C'è ancora molto da fare. La maggior parte di loro viene solamente per delle treccine, ma sono sicura che dopo una giornata passata con noi, qualcosa di più profondo resta impresso nei loro cuori.
A chi si indirizza il vostro servizio di consulenza on-line?
A tutti coloro che ce lo chiedono. In generale sono delle giovani (italiane ed anche africane) che vogliono scoprire le acconciature africane. Riceviamo anche molte richieste da parrucchiere italiane che ci chiedono di insegnare loro le nostre tecniche. Ogni volta che mi trovo in questa situazione, cerco di trasmettere la mia arte con piacere. Non sono gelosa delle mie conoscenze e dei miei piccoli segreti.
Siete stati accolti molto bene dai media. Secondo voi l'arte dell'acconciatura africana sarà il "trampolino" per riconciliare le due culture?
Io mi accorgo che le treccine africane vanno di moda in questo momento, specialmente d'estate. Non a caso all'inizio di ogni estate i media si ricordano di noi e delle nostre acconciature "esotiche", e si preoccupano di fare qualche piccolo "reportage". Può essere che si tratti effettivamente di una tendenza passeggera, e che la gente se ne disinteresserà completamente nel giro di qualche anno. Ma le mie colleghe ed io vogliamo superare la moda, andare "oltre" per comunicare qualcosa, per aprire i loro occhi altrimenti chiusi sul nostro mondo. Non è sufficiente fare treccine, dobbiamo parlare con la gente per guadagnare la loro stima. Per questo il mezzo di promozione e di diffusione più efficace è internet. Nel mondo dell'acconciatura afro il sito internet dell'associazione è diventato il punto di riferimento indiscusso.
Quali sono i vostri progetti futuri? Secondo te, l'acconciatura afro ha una chance di essere riconosciuta come una professione in Italia?
Si. Qualche proposta è già stata fatta ma noi non siamo ancora abbastanza numerosi da far sentire la nostra voce. È per questa ragione che invitiamo tutti gli appassionati di questa arte ad entrare a far parte della nostra associazione. L'associazione non si è legalmente costituita che nel febbraio del 2003, abbiamo quindi già una visibilità che non ci aspettavamo, attraverso la stampa e la televisione italiana. Allora perché no, un giorno, il riconoscimento professionale?
Se avessi un messaggio da indirizzare alle altre donne africane cosa diresti loro?
Non considerate gli italiani per quello che sono, ma per quello che possono diventare.
(leggi l'articolo originale in francese)



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