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La Repubblica-Donna numero 294 del 26 Marzo 2002
Ritmi tribali
di E. Romanelli Foto di E.Mathez, A. Russotti, G. Fuà
A Roma si insegnano danze e canti. A Milano si tengono laboratori su tamburi e teatro. E perfino la vacanza in Val di Fiemme quest'anno è africana.
La passione per il mondo americano, iper-occidentale e
tecnologico, non è in discussione, ma sempre più prende quota
l'interesse per altri mondi, più vicini alla natura e ai suoi
ritmi. Scoppia l'Africa-manìa, con nuove musiche e nuove mode.
Impazza allora la Kanialang-dance, importata in Italia da Barbara
Mousy (tel. 335.6109.670), che propone a Roma corsi di "balli
tribali": "Del resto", spiega l'organizzatrice, "perfino in
discoteca oggi la techno è mixata con percussioni africane dal
vivo".
La Kanialang-dance proviene dal sud del Senegal e dal
Gambia ed è una danza rituale praticata da una setta segreta di
donne intente a combattere la sterilità. "E quest'estate partiamo
con l'afro-vacanza", continua la Mousy, una settimana full-immersion
in danze, canti e percussioni per vivere l'Africa a 360 gradi.
Faremo anche stage in Senegal, ospiti di una famiglia di
griot, i cantastorie di villaggio depositari dell'arte della
musica".
A fianco di Barbara ci sono Watusi e Mass Ndiae, due tra
gli specialisti più quotati in Europa: "Credo che il motivo di
questo entusiasmo", spiegano loro, "sia la voglia di svincolarsi
da regole sociali e modi di vivere troppo stretti: la danza
africana è fortemente liberatoria. Il Comune di Roma ci ha
chiamati a insegnarla nelle scuole e qualche università ci chiede
di poter fare anche seminari sul tema".
A Milano ci si è
concentrati sul cinema (è appena terminata la dodicesima edizione
del Cinema Africano: il sito è www.festivalcinemaafricano.org) e
sul teatro. Stanno infatti riscuotendo notevole successo le
iniziative del laboratorio di Mascherenere (Via Rossini 3,
Milano, tel. 02.7601.2132, notizie sul sito
http://web.tiscalinet.it/mascherenere), che punta a diffondere il
sapere dell'Africa attraverso un'operazione di sintesi delle
istanze dei Paesi portatori di altre culture e il patrimonio
artistico del Paese ospitante. Il programma prevede, oltre alla
scuola per la formazione di attori, anche laboratori per bambini,
e non mancano le performance di percussionisti che animano
pomeriggi e serate al suono di djembés, dum-dum e canti.
Ma quella dell'universo nero è una manìa che sta dilagando anche
oltre le grandi città. Afrostudio di Romagnano, in provincia di
Trento (tel. 0461.347.242), è un esempio: qui è stato organizzato
il grande stage di danza africana che si terrà in Val di Fiemme,
dal 26 al 31 agosto, dove è stata invitata anche Katina Genero,
che assieme al fratello Bruno, ha fondato uno dei movimenti più
importanti dedicati alla musica africana. Sul sito www.afro.it si
trovano tutte le indicazioni che possono servire.
Testa nera Non basta (cercare di) ballare come gli africani, o
imparare a recitare raccontando le loro storie. è anche questione
di look. E in Italia di parrucchieri specializzati in treccine
tradizionali, estensioni e torciglioni, ce ne sono a volontà. A
Milano, un punto di riferimento rimane l'Afro Shop Cleopatra, che
ora si è trasferito in via Vitruvio 5 (02.2951.5075), dove c'è
anche un'ampia scelta di capelli finti e sintetici. Servizi
affini li offre a Roma il Black and White, in via Amendola 58
(tel. 06.484.607): qui si trovano anche vari cosmetici specifici
per capelli.
Ma la richiesta aumenta e in molte città è previsto
anche un servizio a domicilio: così succede a Napoli, dove Alima
coordina altre professioniste africane per le acconciature più
complesse e particolari. C'è poi la capillare rete di
www.lovelyhair.it: a Roma, Lecco, Torino, La Spezia, Cagliari,
Milano, Verona e Trieste mette a disposizione personale capace di
fare anche il weaving, un particolare allungamento: l'estensione
scelta (fatta di capelli sintetici o naturali) viene applicata
sulla capigliatura esistente senza alcun impiego di collanti
difficili da eliminare.
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