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Africa Online numero 2° di marzo/aprile 2003
Un parrucchiere molto speciale
di Marco Trovato
Quella che vogliamo raccontarvi è una storia piena di coraggio, dignità e determinazione. Una di quelle storie africane a lieto fine, che non siamo abituati ad ascoltare... Ma che, per fortuna, continuano ad accadere
Togo, Africa occidentale. Lomè è una città caotica, frenetica,
allegra e confusa come tutte le metropoli africane. Non è un
posto facile per vivere: il lavoro (quello vero, con uno
stipendio sicuro) manca, i prezzi al mercato sembrano impazziti e
guadagnarsi il pane è un esercizio di abilità e intraprendenza
che diventa ogni giorno più difficile. Con quali lavori si riesce
a campare a Lomè? Si può fare il fabbro, il taxista, il
meccanico, il sarto. Si può vendere per strada ogni genere di
alimento, utensile e indumento. Oppure si può sbarcare il lunario
tagliando i capelli.
Un popolo di parrucchieri
Quello del parrucchiere è un mestiere sempre in voga, che
richiede investimenti minimi e assicura un po' di guadagni. è un
mestiere per uomini e donne: i primi sono più portati a tagliare,
le seconde a pettinare, tingere e allungare le capigliature con
treccine sintetiche multicolori. Anche se lo Stato richiede un
diploma per rilasciare la licenza di lavoro, non è necessario
andare a scuola per fare il parrucchiere: tutto ciò che serve per
esercitare la professione, lo si apprende da amici/che o parenti.
Appena uno è pronto a buttarsi sul mercato, mette fuori di casa
un'insegna che pubblicizza i propri servizi: "acconciature alla
moda", "treccine a 10 franchi", "taglio a 7 franchi", e così via.
Ad ogni angolo di strada c'è un'insegna diversa. Il lavoro viene
svolto all'aperto, davanti a casa, tra il viavai della gente che
cammina sul marciapiede.
Il migliore di tutti
Tra gli innumerevoli parrucchieri di Lomè, ce n'è uno davvero
speciale: si chiama Emè Bamana Batak, ha 28 anni e lavora nel
quartiere di Tokoin, una zona di periferia, vicino alla grande
fabbrica della Togogaz. è un tipo che non passa inosservato:
indossa sempre un berretto da baseball, all'orecchio porta un
piccolo monile brillante e sul petto, appeso a tracolla, tiene un
cellulare che non finisce mai di squillare. Emè, dicevamo, è un
parrucchiere fuori dal comune. Il suo nome è conosciuto da tutti
in città. Lavora per la TV e per il mondo della moda e dello
spettacolo. Le sue strabilianti pettinature hanno vinto concorsi
prestigiosi; le foto della sua boutique sono apparse più volte
sui giornali. Si dice che sia il migliore parrucchiere
dell'Africa occidentale. Oggi è un piccolo eroe nazionale. Ma
fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe scommesso su di lui,
nessuno credeva che avrebbe raggiunto traguardi tanto
prestigiosi.
Una vergogna da nascondere
Emè, infatti, è un "jeune handicapé", un giovane disabile. La
poliomielite l'ha colpito quando era ancora bambino: il virus gli
ha danneggiato irrimediabilmente una parte delle cellule nervose,
provocando la paralisi dei muscoli delle gambe. I genitori,
quando hanno capito la gravità della malattia, lo hanno
rifiutato, abbandonandolo ad un destino di emarginazione e
sofferenze. "Ero una vergogna da nascondere", racconta Emè. "Non
mi permettevano di andare a scuola, di uscire di casa. Ero
costretto a passare la mie giornate rinchiuso in una stanza". A
fargli compagnia c'era una zia che, per lavoro, pettinava e
tagliava i capelli alle ragazze del quartiere. "Passavo le ore ad
osservare, meravigliato, l'abilità di mia zia. Ascoltavo, con
curiosità, i pettegolezzi delle donne. Nel frattempo studiavo i
movimenti, le tecniche e i segreti di quell'arte così
affascinante. E sognavo di poter fare anch'io, un giorno, quel
lavoro".
Delusioni e svolte
All'età di 15 anni, Emè chiede ai genitori di poter imparare un
mestiere. "Di fare il parrucchiere, non se ne parlava: quello era
un lavoro riservato alle donne, tutt'al più agli uomini sani".
Emè tenta allora di iscriversi ad un corso statale di pittura su
batik. Ma il suo modulo di iscrizione viene rifiutato. "Mi
dissero che il corso era riservato a ragazzi che potevano
lavorare. Io, invece, ero handicappato e doveva rassegnarmi
all'impossibilità di avere una vita normale... In quel momento mi
crollò il mondo in testa. Pensai seriamente di suicidarmi: non
volevo marcire in una stanza buia per il resto della mia vita". A
dargli la forza di reagire è stata suor Delphine, una suora
cattolica togolese che si occupa delle persone disabili di Lomé,
con la quale Emè ha fatto amicizia. "Fu lei ad aprirmi uno
spiraglio di speranza. Mi disse che non dovevo rinunciare al mio
sogno di sempre. E riuscì a convincere un parrucchiere di Lomè a
insegnarmi i segreti del mestiere". All'età di 22 anni, dopo un
periodo di apprendistato durato due anni, Emè partecipa al
concorso statale per il conseguimento del diploma di
parrucchiere: in graduatoria arriva primo, su oltre 180
candidati. Nella sua sessione è l'unico uomo, nella storia del
paese è l'unico handicappato a conseguire quell'attestato.
Arriva il successo
"Mi misi subito al lavoro. Affittai un piccolo appartamento tutto
per me, nella speranza di poterlo pagare coi primi guadagni...
L'inizio non fu facile: la gente non si fidava di un parrucchiere
senza esperienza, per lo più disabile... Ma con pazienza riuscii
a far cadere i pregiudizi nei miei confronti". "Ai diffidenti
ricordavo una banale verità: 'per tagliare e pettinare servono le
mani, non i piedi'... E le mie mani riuscivano a soddisfare i
desideri di chiunque". Emè, in breve tempo, conquista le simpatie
di una clientela sempre più affezionata. Le donne del quartiere
apprezzano soprattutto la sua abilità nell'inventare tagli e
pettinature originali e creativi. Con il passaparola, la sua fama
si allarga in tutta la città. Arrivano le prime proposte di
collaborazione con la TV e il mondo dello spettacolo. Arrivano,
finalmente, un po' di soldi per progettare il futuro.
Sognando California
All'età di 24 anni, Emè apre un vero e proprio atelier nella
periferia di Lomè: il "California Tresse & Coiffure". è una
struttura semplice, costruita in legno, pochi metri quadri
verniciati di blu. "Non si tratta di un normale salone per
parrucchieri. è un vero e proprio laboratorio-scuola dedicato ai
professionisti delle acconciature", spiega. "Non mi considero un
semplice parrucchiere: sono un artista e le mie pettinature sono
autentiche sculture... Dentro il mio atelier eseguo i tagli più
ricercati e più innovativi. Inoltre insegno i segreti del
mestiere ad oltre 50 ragazze togolesi: molte di loro sono povere
e non saprebbero come guadagnarsi il pane. Io le aiuto a imparare
un lavoro".
L'orgoglio in TV
Emè parla con orgoglio del suo atelier: "Presto - dice -
diventerà un grande centro di formazione professionale aperto
anche alle ragazze e ai ragazzi portatori di handicap". C'è da
crederci, finora non ne ha sbagliata una. La sua storia sembra
uscita da un film. A proposito: la TV francese gli ha appena
dedicato un bel servizio intitolato "Un jeune talent d'Afrique",
"Un giovane talento d'Africa". "L'ho registrato su una
videocassetta e l'ho fatto vedere alla mia famiglia. "Bravo Emè",
mi hanno detto "abbiamo sempre creduto in te"... Ipocriti ! Ma
non porto rancore nei confronti di nessuno, non sono in cerca di
vendette o rivalse: mi credevano "un buono a nulla"? Bene, io ho
dimostrato cos'ero capace di fare... L'atelier è la mia
rivincita". Alla sera, quando finisce di lavorare, chiude la
porta e saluta le allieve. Se ne va a casa con uno strano
triciclo azionato con le mani. "Di strada ne ho già percorsa
molta - dice - ma non sono stanco e ho altri importanti traguardi
da raggiungere". E chi lo ferma più?
Un flagello in via di estinzione
La poliomielite, la malattia che ha colpito Emé, il parrucchiere,
è stata per anni un flagello in molte regioni africane. Ora sta
lentamente scomparendo e, grazie ad una massiccia campagna di
vaccinazione, dovrebbe essere completamente sradicata entro il
2005. La poliomielite è una malattia infettiva del sistema
nervoso centrale, causata da Poliovirus hominis, che può
provocare paralisi. La sua forma acuta viene anche detta paralisi
infantile, in quanto colpisce soprattutto i bambini fra i cinque
e i dieci anni. Il virus in genere entra nell'organismo
attraverso il canale alimentare e da lì raggiunge le cellule
nervose, andando a colpire varie parti del sistema nervoso
centrale. Il periodo di incubazione varia da 4 a 35 giorni e i
primi sintomi sono affaticamento, cefalea, febbre, vomito,
raucedine, rigidità del collo. Poiché le cellule nervose che
controllano i movimenti muscolari non possono essere sostituite
una volta distrutte, l'infezione da poliovirus può causare
paralisi permanente.
L'Africa in testa: tutto sulla moda delle treccine
Nella cultura tradizionale africana, le acconciature servono a
rendere esplicito lo statuto sociale delle ragazze, e in
particolare a distinguere le bambine (che hanno solitamente i
capelli rasati o pettinature semplici) dalle adolescenti, che
possono incominciare a occuparsi della propria bellezza e a
richiamare gli sguardi dei compagni.
Le tipiche treccine africane, che vanno tanto di moda anche da
noi, richiedono mani specializzate: per non rischiare di
vedersele sciogliere dopo pochi giorni, è bene affidarsi a
parrucchieri dalla comprovata esperienza e professionalità (molte
donne africane gestiscono saloni di bellezza, vedere al sito
www.lovelyhair.it). Il tempo di esecuzione dipende molto dallo
spessore delle treccine da realizzare e dalla loro lunghezza. In
ogni caso, per un lavoro fatto come si deve, occorrono almeno
cinque o sei ore. Tempi inferiori sono possibili solo a scapito
della qualità del risultato. Le treccine possono essere lavate
normalmente e rimosse senza bisogno di aiuto. Ma quanto durano?
Una tipica acconciatura con allungamento dei capelli mediante
fibre sintetiche - le cosiddette extensions - dura in media tre
mesi. Un mito da sfatare: non occorrono particolari requisiti per
permettersi un'acconciatura "africana". Corti o lunghi, radi o
folti, ricci o lisci non importa: con qualsiasi tipo di capello è
possibile farsi fare le treccine!
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