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Rivista InformaGiovani numero 3 di maggio/giugno 2003
Dread ribelli e creste esplosive, teste rasate, chiome blu. Chi Sei Tu?
di Francesca Ferrando
Silvia dovrebbe essere già arrivata. Due anni senza vederci. Lei di Biella, io di Torino. Ci siamo date appuntamento a Porta Nuova, ma dove? Forse è stata una pazzia, perché di Silvia ce n'è una sola ma di ragazze con il caschetto biondo ce ne sono un'infinità e io non mi raccapezzo più.
Avvicino persone sconosciute, confondo la sua chioma con la
parrucca di una donna africana, ma Silvia dov'è? A un certo punto
un essere bellissimo, quasi estraneo, mi corre incontro: è una
ragazza tutta vestita di nero con la testa rasata e gli occhi di
sempre, perché quelli non si possono tingere né mettere in piega,
gli occhi specchio dell'anima, e i capelli specchio di...
Ci abbracciamo a lungo, e quando la voglia di parlare prende il
posto della prima emozione mi dice che anche lei, all'inizio, non
mi aveva riconosciuta per via dei dread (più comunemente detti
capelli rasta) che da qualche anno mi sono fioriti in testa per
gioia mia e disperazione di mamma e papà, e pur sono solo
capelli. Intanto un ragazzo dalla cresta punk rossa e blu ci
passa davanti: mentre scivola via nella marea umana delle sei di
sera, gli occhi della gente seguono, o meglio inseguono, quei
capelli aggressivi e innocenti, che paiono infilzare l'essenza
stessa di una società chiusa e conformista con la spietatezza
della loro fosforescenza. Forse il motivo per cui il ragazzo
riceve tutta quest'attenzione consiste nell'aver modificato le
scelte di madre natura, aver preferito il falso al naturale,
eppure noto che intorno a me le varie signore, madame e
signorine, e più di un uomo, hanno i capelli tinti.
Il corpo è come un ponte tra il sociale e il personale, tra noi e
gli altri: il corpo ci permette di comunicare, di conoscere e di
farci conoscere. Il corpo non parla, e non parlando, parla
comunque: basti pensare a uno sguardo che tradisce un sentimento,
o a un'acconciatura particolare che colpisce l'occhio. I capelli
sono la parte più visibile e più facilmente modificabile di un
corpo spesso nascosto dai vestiti; sbucano da un cappello o sotto
una sciarpa, e se non ci sono (la testa pelata) si fanno notare
nella loro assenza. Ogni acconciatura trascina con sé una serie
di rimandi sociali, di cui la persona che la porta sarà più o
meno consapevole: il ragazzo dalla cresta rossa evoca in noi
immagini e idee diverse dai capelli biondi e perfettamente in
ordine della signora in pelliccia, immagini che possono parlare
d'arte e di sperimentazione, di Johnny Rotten o di nulla, a
seconda della conoscenza che si ha di una determinata cultura
metropolitana.
Da Sansone alla Scapigliatura
Il sentimento popolare ha sempre attribuito ai capelli un
profondo potere, esemplificato nel mito di Sansone, la cui enorme
potenza fisica risiedeva nella lunghissima chioma incolta e mai
tagliata. Nel Medio Evo le donne dai capelli rossi venivano
sospettate di stregoneria, con tutto ciò che ne conseguiva. Ma
Silvia non si è tinta i capelli di rosso, né se li è fatti
crescere ad infinitum. Al contrario: con i suoi capelli lunghi un
millimetro e gli occhi pieni di poesia, mi spiega di aver voluto
"dare un taglio" alla sua vita.
Il gesto di tagliare i capelli è stato spesso associato a un
cambiamento, talvolta a veri e propri riti iniziatici: in Grecia,
in epoca classica, il passaggio dall'infanzia all'adolescenza
veniva sancito dal taglio delle chiome, che i giovani uomini
consacravano a Febo e le giovani donne ad Artemide. La totale
rasatura del cranio ha invece accompagnato, nella storia, scelte
radicali, come le cerimonie di carattere sacro connesse alla
castità: tuttora monaci appartenenti a varie religioni (dai
cristiani ai buddisti) si caratterizzano per il cortissimo taglio
di capelli, che simboleggia una nudità fisica e psicologica di
fronte a dio. Un altro caso estremo di rasatura a zero sono i
campi di concentramento nazisti, dove i prigionieri ebrei
venivano privati anche dei capelli, nell'aberrante tentativo di
cancellare ogni differenza individuale e dignità personale. Nella
società Masai, in Africa, la rasatura dei capelli ha invece un
rimando diretto alla sensualità: le donne rasate vengono
considerate irresistibili agli occhi degli uomini.
Ogni epoca e ogni regione del mondo si caratterizza per mode e
usi specifici, che hanno influenzato la maniera di acconciare i
capelli: nel periodo della decadenza romana era frequente l'uso
di parrucche e posticci, proibiti dalla Chiesa nel 672 perché
considerati in contrasto con la morale cristiana. Capelli
regolamentati dalla storia, ma anche capelli che segnano la
storia: dalle chiome spettinate, che danno nome al movimento
letterario ottocentesco della Scapigliatura, ai capelli lunghi
degli anni Settanta, che rappresentavano la contestazione e il
rifiuto, da parte dei cosiddetti "capelloni", della vecchia
morale vigente.
Capelli che scelgono la propria tribù
Società e individuo, scelte e imposizioni. Leggi che regolano le
acconciature sembrano oggi cosa del passato, eppure il nuovo
ordinamento dell'esercito militare americano, del settembre 2002,
ha accettato la pettinatura a treccine africane per le donne
soldato, mentre i capelli rasta e le tinte fosforescenti restano
vietate.
Dietro ogni legge scritta ci sono molte imposizioni sociali, non
codificate ma ugualmente insidiose, dettate a volte dalla moda, a
volte dalla storia connessa a una certa acconciatura, a volte
soltanto da paura e ignoranza. Un esempio eclatante sono i
capelli rasta, spesso visti di mal occhio pur rappresentando, a
livello ideologico, un simbolo di pace e fratellanza universale.
Il dread (o dreadlock) è un fenomeno naturale, che avviene non
tagliando né pettinando i capelli per un lungo periodo. Ma le
numerosissime teste rasta che si vedono per le strade di Torino
hanno un'altra origine. Questo tipo di dread, curato e frutto di
una scelta vera e propria, va collegato al rastafarianismo,
movimento politico e religioso sorto agli inizi del secolo XX in
Giamaica, che auspicava un ritorno degli afroamericani a Mama
Africa. In seguito, fece propri gli ideali del "peace, unity and
love" dell'attivismo anni Sessanta, predicando una politica di
pace e rispetto per ogni essere vivente (compresi piante e
animali), e assunse eco mondiale attraverso la musica reggae. I
dread simboleggiano appunto la criniera del leone, re della
foresta africana, che figura sulla bandiera rasta.
Diverso è il caso delle treccine, ormai socialmente accettate e
anzi considerate di moda. Mentre i dread, una volta formati, non
si possono sciogliere e bisogna ricorrere al taglio netto, le
treccine si possono tenere fino a un massimo di tre mesi circa,
per poi tornare ad avere la capigliatura di sempre. Inoltre,
mentre si sconsiglia di ricorrere al parrucchiere nel caso dei
dread (pochi li sanno fare, alcuni usano prodotti chimici assai
dannosi), le treccine dovranno quasi inevitabilmente essere
realizzate da mani esperte.
Dread ribelli e chiome color mare, capelli perfettamente in
ordine o sparati verso il cielo: scelte, mode, espressioni della
nostra società, o forse solo riappropriazione del nostro corpo,
espansione della nostra personalità. Capelli che gridano "no"
all'omologazione sociale o capelli che scelgono la propria tribù
d'appartenenza ideale, sia essa la cultura rasta o la società
borghese. Modificare la propria acconciatura per comunicare, per
diversificarsi dagli altri o per rendersi ad essi simili: una
scelta strettamente personale.
Cosa nostra o della parrucchiera?
I capelli rasta non si possono fare, ma soltanto "aiutare" a
sviluppare. Il processo a volte richiede mesi di pazienza, ma non
disperate. Lavate i capelli, una volta asciutti divideteli in
ciocche seguendo la suddivisione naturale del cuoio capelluto.
Poi "cotonate" dalle punte verso la radice, cercando di
aggrovigliare e unire. Lavorate le ciocche con mani leggermente
unte di beewax (si compra nei negozi di prodotti africani o si
può realizzare in casa facendo sciogliere, a bagnomaria, della
cera vergine d'api con olio naturale). Se non curati i dread
rovinano i capelli, quindi, una volta formati, bisogna trattare
il cuoio capelluto con olio di mandorla o di cocco. Per
informazioni più dettagliate:
http://utenti.lycos.it/munky86/rasta.htm o, per chi sa l'inglese,
www.dreadlocks.com
Le treccine vengono generalmente realizzate mescolando capelli
artificiali ai propri (dello stesso colore o meno). Chi non vuole
aggiunte deve considerare che la lavorazione a treccine riduce
moltissimo il volume naturale della chioma. Questo tipo di
acconciatura non è disastrosa per la vostra capigliatura:
ricordatevi che, durante la rimozione delle treccine, perderete
tutti insieme i capelli che sarebbero caduti naturalmente giorno
dopo giorno. Il problema principale è la trazione che il peso
delle trecce esercita sul cuoio capelluto, che tende a seccarsi.
Per questo motivo si consigliano treccine aderenti alla testa,
piuttosto che fluttuanti nell'aria, per chi ha problemi
tricologici. Se siete decisi/e a farle, tra i numerosissimi
parrucchieri africani di San Salvario, potete andare da Kimiya
Cosmetici, Via Berthollet 14/g o da He's & Hers, Via Galliari 8
(il prezzo medio oscilla tra i 130 e 150 euro). Per ogni dubbio:
www.lovelyhair.it.
Per le aspiranti teste rapate un solo consiglio: la struttura
cranica presenta delle lievi imperfezioni, come piccole
protuberanze o avvallamenti, da non interpretare come
inestetismi. Ogni cranio è opera unica e irripetibile di madre
natura, e perciò andatene fieri/e. Per altre curiosità, come il
concorso Miss Italia Calva: www.donnacalva.it
Per colorare i capelli in modo naturale potete ricorrere
all'henné, che si acquista dall'erborista in ogni gradazione del
rosso e del nero. Per un rosa fosforescente o un blu cobalto
dovrete invece usare prodotti chimici: i risultati sono degni di
Picasso ma i vostri capelli, e i vostri genitori, potrebbero
restarne shokkati.
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