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Avvenire Anno XXXIX n. 202 del 29 Agosto 2006
Le mille bellezze d'Italia/2 Il melting pot del fascino
inizia dai capelli: la volitiva nigeriana Joy ha ideato
«Lovely hair», associazione di parrucchiere afro a
domicilio. Nel sito web tutti i prodotti tipici.
L'arte? È un fatto di testa
di Chiara Zappa
Lo scopo dell'impresa? Utilizzare le tecniche dell'acconciatura «affinché la nostra cultura sia ammirata e poi assorbita»
Le treccine aderenti, anche conosciute come "cornrows", sono
l'ideale per rinvigorire i tuoi capelli naturali, perché offrono
la medesima protezione delle treccine classiche ma rendono
veramente minimo lo stress per il capello. Non che per questo le
acconciature siano meno esotiche, alcune anzi risultano
decisamente "aggressive"». Consigli di bellezza preziosi per molte
signore italiane, che a permanente e cotonatura preferiscono
trattamenti un po' diversi. Le donne di origine africana, ma anche
quelle provenienti da varie zone del Centro e Sud America, hanno
portato nel nostro Paese un'incredibile varietà di capelli e,
quindi, di acconciature. Talmente elaborate e originali che alcuni
le considerano vere opere d'arte, specchio del modo di essere
tipico di altre culture.
Per i "profani", quelli che sentendo parlare di pettinature
etniche pensano automaticamente alle semplici treccine o al
massimo ai capelli rasta, risulterà istruttivo un giro sul
sito www.lovelyhair.it (quello da cui abbiamo preso il consiglio
in apertura di articolo). Scopriranno così, tra immagini
esplicative e consigli tecnici molto dettagliati, l'esistenza
delle treccine "twisted" o tortiglioni (che hanno solo due
refoli), o delle estensioni di kanekalon applicate con la tecnica
"weaving", o ancora di una varietà stupefacente di prodotti
specifici, dalla cera per la realizzazione dei "dreadlocks" rasta
ai kit per i capelli crespi dei bimbi. E scopriranno anche che
qualcuno ha deciso di valorizzare l'arte dell'acconciatura per
diffondere la bellezza secondo i canoni della propria cultura.
«La nostra associazione è nata raggruppando persone
che come me vogliono "far pubblicità alla nostra
Africa"». A riassumere il concetto è Joy Aimiuwu,
trentenne nigeriana fondatrice di LovelyHair, la prima
associazione che riunisce parrucchiere afro sparse su tutto il
territorio nazionale. Viaggiatrice dai tempi dell'adolescenza -
«questo, me ne rendo conto adesso, mi ha "aperto la
mente"» - Joy approdò infine in Italia, a Roma, dove
conobbe Gianni, che sarebbe diventato suo marito e il suo primo,
convinto, sostenitore quando nel 2001 la giovane moglie
cominciò a coltivare il suo progetto "imprenditoriale". Ma
se le si parla di business, Joy storce il naso. «Se avessi
voluto fare business lo avrei fatto da sola, creandomi come fanno
tante la mia clientela», ribatte. E invece, anche grazie al
sostegno del marito Gianni, informatico e "papà" del sito
di LovelyHair, l'obiettivo è allargare sempre più
questa rete di "artiste" che vogliono «usare l'arte delle
acconciature perché la nostra cultura sia in primis
ammirata, solo poi assorbita».
Niente saloni, niente appuntamenti frettolosi per ritoccarsi i
capelli, magari in pausa pranzo. Le professioniste di LovelyHair
ricevono a casa e non guardano l'orologio mentre intrecciano con
maestria le ciocche che, per essere perfette, vengono lavorate
fino a otto, magari dieci ore. Nel frattempo "parrucchiera" e
"cliente" si conoscono, chiacchierano, fanno qualche pausa per
rifocillarsi.
«Questo mi ricorda l'Africa. Non si può estirpare la
bellezza dal contesto in cui nasce - continua Joy -. La
preparazione e l'esecuzione di queste acconciature è un rito che
non si addice a un "salone": si tratta di trascorrere insieme una
giornata serena, in cui si ha il tempo per scherzare e ridere, per
fermarci a gustare insieme la nostra cucina e per conoscersi
davvero, rispettando i ritmi naturali della persona.
L'obiettivo è elevare la donna al rango di "dea": davvero un
cambiamento che va vissuto dentro e fuori. Questo "rito di
trasformazione" richiede i suoi ritmi, ridurre il tutto a una
seduta di ore e ore in un freddo negozio sarebbe un grosso
sbaglio». Il fattore tempo è insomma centrale nella buona
realizzazione delle acconciature afro e caraibiche.
Questo potrebbe essere un messaggio per tante donne italiane
"stressate"? «Noi scoraggiamo chi ci contatta solo per
"farsi i capelli", tanto più se ci rendiamo conto che
è ossessionato dalla fretta. La mia filosofia è
"quello che non si riesce a fare oggi si può fare domani":
l'importante è la serenità, senza la quale non
può esserci bellezza... ».
Ma per Joy, viaggiatrice e conoscitrice di tante culture diverse,
esiste un'idea di bellezza che vada al di là delle differenze
culturali? «Forse - risponde questa ragazza dalla pelle d'ebano e
dagli occhi sorridenti - è proprio l'accostarsi alla cultura con
spirito di scoperta e non di colonizzazione che ti permette di
"emanare bellezza". Mi spiego meglio: le mie opere non sono dei
cappelli, che una mette in testa e poi si leva. Amare o almeno
comprendere i ritmi e le pulsazioni della mia cultura è importante
per colei che "rendo bella", perché se diventa un po' "africana
dentro" riesce a trovarsi in sintonia con la sua acconciatura e
diviene così pienamente bella fuori». Insomma, anche i canoni
estetici vanno compresi e conosciuti dal di dentro. E questa,
secondo Joy, è a tutti gli effetti una forma di «incontro e
integrazione».
Ecco perché l'intraprendente coppia romana non intende
fermarsi qui. «Con mio marito sto lavorando a un progetto
multimediale per spiegare al grande pubblico le tecniche delle
acconciature africane». Cioé metterà in piazza
i suoi segreti professionali? «È vero - ride - potrei
vederli come segreti, però sono anche una fetta delle mie
radici: come potrei cercare di nasconderli?».
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